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Come gestire gli attacchi di panico?

04/06/2026

Come gestire gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico sono parte della quotidianità di tantissime persone.

Si manifestano con un’importante sensazione di malessere fisico, associata a momenti di grande paura: chi li vive, può arrivare a temere di morire, pur non essendoci, di fatto, alcun pericolo concreto per la sua incolumità.

L’insorgenza dell’attacco è improvvisa. Con una durata che, in media, si aggira fra i 15 e i 20 minuti, l’attacco di panico è spesso accompagnato da una generale sensazione di vulnerabilità fisica.

Tornando un attimo alle tempistiche, è doveroso ricordare che la durata oggettiva è percepita come molto più lunga.

Con numeri molto alti in Italia - le statistiche ufficiali parlano di circa 2,5 milioni di persone che hanno a che fare con questa problematica - l’attacco di panico rappresenta un’evenienza che può compromettere fortemente la qualità della vita.

Ecco perché è fondamentale intervenire per risolvere il problema. Il primo passo è non sentirsi a disagio al pensiero di chiedere aiuto.

Anche se viviamo in una società che tende spesso a farci sentire soli, gli attacchi di panico sono, come abbiamo appena visto, una situazione molto comune: non si è affatto soli nella loro gestione

Il passo successivo prevede il fatto di mettere da parte alcune convinzioni limitanti.

La prima è legata agli effetti positivi di strategie di distrazione come la respirazione. Questo approccio, apparentemente efficace, può rivelarsi invece controproducente.

Il motivo è molto semplice: quando si parla di attacchi di panico, si inquadra un processo automatico, difficile da arrestare sul momento. Il rischio, provandoci anche con il respiro consapevole, è di innescare un circolo vizioso dominato dall’ansia, peggiorando drasticamente la situazione.

In questi casi, il cuore del problema è legato all’aspettativa (irragionevole): si pensa di riuscire a controllare un fenomeno con una dinamica inarrestabile e ci si carica di frustrazione quando ci si rende conto di non riuscirci.

Il potere della psicoterapia

Una scelta che, dati scientifici alla mano, si rivela invece efficace consiste nel rivolgersi a uno psicoterapeuta esperto in attacchi di panico.

La psicoterapia può avere diversi orientamenti: fra i tanti, quello cognitivo comportamentale è stato più volte scientificamente confermato come valido quando si tratta di gestire gli attacchi di panico.

La sua efficacia è legata soprattutto al modello su cui si basa il percorso: gli psicoterapeuti che seguono l’orientamento sopra citato sottolineano il fatto che, nel caso degli attacchi di panico, non è la situazione in sé a creare paura nella mente del paziente, ma il modo in cui viene interpretata.

Il primo step del percorso terapeutico, che arriva dopo gli incontri conoscitivi e l’anamnesi, vede il professionista aiutare il paziente a capire che i fastidiosi sintomi fisici tipici dell’attacco sono la conseguenza di uno stato mentale e non un problema legato al corpo.

Il paziente viene quindi invitato a porre attenzione ai pensieri che si palesano nella mente quando si inizia a provare ansia: così facendo si riesce, con il tempo, a capire che alla base ci sono diverse cause, dalla cattiva qualità del sonno notturno all’eccesso di caffeina.

Con il secondo step, ci si focalizza su veri e propri esercizi di esposizione. L’obiettivo che paziente e terapeuta si pongono è quello di aiutare il primo a capire che può gestire i sintomi dell’attacco di panico.

Man mano che si abitua, il paziente si rende conto che può stare nella situazione senza fare ricorso alla tattica “attacco o fuga”. Attenzione: questo non vuol dire che gli attacchi e i loro sintomi vengano fatti passare come qualcosa di piacevole.

Con la terapia cognitivo comportamentale, si lavora con lo scopo di far capire al paziente che quello che si sente non rappresenta un pericolo per l’incolumità.

Si lavora infine con un focus specifico sulla ristrutturazione cognitiva: in questo caso, l’obiettivo è arrivare a far capire al paziente che i sintomi e l’ansia sono frutto di convinzioni prive di fondamento sulla pericolosità delle sensazioni fisiche.